domenica 20 febbraio 2011

Dalla playstation al burnout!

Buongiorno ragazzi.
Si lo so, stiamo trascurando un po' il blog.
Fortunatamente non dipende da alcun problema tra di noi, anzi posso dire che tra noi le cose vanno sempre idilliacamente. Si percarità si discute periodicamente come tutti gli umani, ma è indiscutibile che rappresentiamo ciascuno per l'altro l'appiglio essenziale per potersi svegliare la mattina con il sorriso sul volto certi che nonostante tutto possa remarci contro, noi comunque CI ABBIAMO.
E allora perchè lo stiamo trascurando questo caro dolce blog?
Mah che rispondere, non c'è una causa sola, stiamo attraversando un periodo che spero sia di TRANSIZIONE.
In entrambe le nostre case si sono verificati eventi che hanno profondamente scosso gli equilibri familiari e di conseguenza potete capire che la nostra attenzione è stata dirottata necessariamente su altro dal blog.
Noi vorremmo col cuore poter aggiornare e raccontarvi quello che ci succede e quello che stiamo progettando, però dopo 12-13 ore di lavoro e svariati pensieri/problemi le forze per potersi dedicare anche a questo nostro nido virtuale vengono meno.
Questo non significa che lo stiamo lasciando, o stiamo preannunciando una sua chiusura, assolutamente, ma solo che per un po' fino a quando tutto non inizierà a rigirare per il verso giusto, questa nostra casina virtuale ci vedrà ancora un po' latitanti.

Problemi a parte ho un disperato bisogno di vacanze che tra l'altro ho accumulato e sono li pronte ad essere consumate, se non fosse che il dolce Lolò è braccato fino a fine aprile con lo stage CHE FORTUNATAMENTE stà facendo.

Vabbè ritorno allo stress quotidiano, alla tosse, ai miei divorzianti genitori, alla mia stanchezza cronica, ai miei nei da togliere, alla casa da cercare, alla mia dolce sorellina maturanda, al lavoro, ai problemi.
Dicevo proprio l'altro giorno ad un mio vecchio amico con cui ho fatto un piacevole scambio di confidenze e problemi, che non riesco a capire come e quando siamo diventati improvvisamente grandi; senza che ci sia stato un campanello che mi abbia avvertito del passaggio, solo ora percepisco di aver lasciato quella fase adolescenziale in cui tutto era possibile, bello, infinito e plasmabile secondo la mia volontà per una nuova fase di vita fatta si di indipendenza economica ma anche di vincoli lavorativi, doveri e obblighi, che poco lascia spazio ai voli della mente: la maturità.
Benchè non si possa dire che la mia adolescenza sia stata propriamente spensiarata, tuttavia all'improvviso al primo accenno di burn out mi sono reso conto cosa significhi veramente diventare grandi; è avvenuto è chiaro... MA QUANDO?
Non voglio peccare di superbia dicendo di essere "arrivato", ma posso dire di aver raggiunto un grado di maturità tale che mi rende consapevole del fatto che all'improvviso non sono piu o almeno non sono solo la persona a cui tutto è perdonato e che sempre è tutelato da quelle persone che lo hanno cresciuto, ma sono anche quella che deve capire supportare e in un certo senso "aiutare a crescere" quelle stesse persone che fino ad oggi sono state la sua guida. Lo sto capendo ora, ed è veramente faticoso, ma ce la farò.
E' un periodo di evoluzione e cambiamenti per questo destabilizzante e doppiamente faticoso per me, ma ringrazio il destino, Dio, il fato o chi volete voi, per avermi dato la più bella, dolce e adorabile delle costanti; la persona per cui ogni sacrifico e sofferenza diviene accettabile e sopportabile; Il mio Lolò.

Ale!

4 commenti:

Bert ha detto...

Penso che in momenti pieni e complicati sia logico scegliere di vivere principalmente la vita vera, è la cosa più giusta da fare.

Tempo fa mi sono reso conto che anche io che dovrei essere diventato grande... il problema è che adesso come adesso mi sento ancora un po' incastrato tra la playstation e il burnout; non ho ancora l'indipendenza economica tanto agognata, certo, questo mi risparmia un bel po' di problemi, ma sento che voglio arrivare ad una conclusione, ad un inizio... da qualche parte insomma, perché sarebbe anche ora (o almeno io sento che lo è).

Intanto in bocca al lupo per tutto ed in particolare per la casa!

PS: chissà chi sarà il fortunato vicino di (casa)^2? ^_^

Davide ha detto...

Ale ti conosco poco ma per quel poco ho capito di essere parecchio diverso di te :) Eppure abbiamo in comune molte, moltissime cose: dai genitori divorzianti (io però di divorzi ne ho visti ben 3!) al lavoro dei nostri sogni che cmq ci "impone" dei paletti. Forse per una questione anagrafica, essendo anche io dell'86, vivo esattamente come te questo periodo di transizione. Da circa 7/8 mesi mi sto rendendo conto che non posso più essere l'allegro ragazzo cazzaro di buona famiglia che ero fino a due estati fa. Ma so anche di essere fortunato per avere, tutto sommato, una vita normale e soddisfacente con progetti a medio e lungo termine da poter condividere con il ragazzo che amo. So di essere fortunato non solo per avere un lavoro ma di avere il lavoro per il quele ho studiato. Il sapere che sto costruendo la mia vita, pur con sacrifici e fatiche, è bello. Il sapere di poterlo fare con Ben al mio fianco è ancora meglio :)
In sostanza mando un abbraccione a te e Lolò di, boh non so, buona fortuna? Un abbraccio e basta, tanto per abbracciarvi. Decidete voi per cosa :D

gigi er libraro ha detto...

Quando si diventa "grandi"? BUM! domandona da 1.000 fantastiliardi di $!!
Mah.. data l'età (mia) avanzata, potrei darti parecchie risposte:
*quando si finisce di studiare (maturità o laurea che sia)
*quando si trova uno straccio di lavoro con uno stipendio che non sia da fame (conosco ultra 30enni che devono chiedere i soldi a mammà anche solo per un pacchetto di sigarette.. credo sia una della cose più frustranti & umilianti che possano capitare; ed è gente che tutto gli posso dire tranne che sia bambocciona!)
*quando metti la testa "a posto" e cominci a progettare di costruire il tuo nido con chi ami
*quando questo progetto diventa realtà
*eccetera

Visto che un rito di iniziazione all'età adulta non c'è (forse gli somiglia solo il Bar Mizwà ebraico; ma lì credo, per il poco che ne capisco, che la questione sia più complessa), penso sia un processo, lento, che arriva a compimento: è quando sei TU a preoccuparti di chi, fino a quel momento, si è occupato & preoccupato di/per te.
Insomma, come fai a dare una data esatta a una cosa così?

Sta capitando a te, è capitato a me, prima o poi capita a tutti
C'est la vie, mes amis!

gigi er libraro ha detto...

PS: il papiro qui sopra andrebbe letto con questa canzone in sottofondo
http://www.youtube.com/watch?v=-KpQPujwWF8