venerdì 11 marzo 2011

Io non ho pietà di me stesso.

Devo scrivere questo post adesso che il mio cervello è ancora caldo.

Io vivo del mito dell'efficienza, del fare, del risolvere, di portare la giornata a casa e di fare tutto ciò con un target qualitativo di un certo tipo, e questo al fine di ritenermi soddisfatto ed in pace con me stesso.
Se un giorno, delle 10 cose programmate non ne riesco a concludere anche solo una, parte l'insoddisfazione e l'autofustigazione; diavolo razionalmente sò che faccio tanto e visti i cataclismi familiari degli ultimi mesi ci può stare pure che quel qualcosa lo hai saltato o al massimo lo hai fatto ma non al top della norma, eppure istintivamente e irrimediabilmente il cervello mi porta a flagellarmi e ritenermi "sconfitto" e peggiore degli altri.
Soffro nel confrontarmi e sapermi non vincente, in qualche modo devo vincere o devo sapere che ho dato buoni risultati, che ho rispettato i miei standard che sfortunatamente ogni giorno sono più alti.
Se oggi ho ricevuto i complimenti perchè ho fatto quella cosa professionalmente e bene io me ne compiaccio e ne sono felice, ma tristemente il giorno dopo si resetta tutto, anzi ancora peggio, tenendo in considerazione il risultato ottenuto mi obbligo a fare di più di prima e se non riesco ne rimango francamente frustrato.
Sono perennemente in sfida con il mondo perchè essenzialmente in sfida con me stesso.
Non accetto la mediocrità, la odio, la detesto, odio sapermi alle prime armi, e odio farmi vedere "non esperto" in qualcosa, faccio di tutto per sfuggire a questo stato, ma non tirandomi indietro ma buttandomici drasticamente dentro per elevarmi ad uno status auspicabile, blasonato e soprattutto non criticabile.

Questa mia forma di insicurezza mi sta distruggendo, vorrei disfarmene, ma allo stesso tempo sono consapevole anche del fatto che è proprio quest'ultima che mi ha spronato a migliorare e ad essere l'istruttore, il fisioterapista, il ragazzo, l'Alessandro che oggi sono.
Ma allo stesso tempo è anche la mia condanna perchè sono perennemente scontento di me stesso, voglio di più, voglio diventare un istruttore di maggiore importanza, voglio fare un corso d'Inglese avanzato, comprarmi casa arredarla e andarci a vivere, trasferirmi qualche mese a Londra o magari ancora a NY, segnarmi ai 6 anni di Osteopatia e fare altri tre miliardi di cose; e so già che non sarò soddisfatto dopo perchè vorrò di più. Ma devo fare devo fare.

Si dice che l'equilibrio stia nel mezzo, e che una persona equilibrata sia quella che sia spronata a migliorare purchè spinta da pura passione e coerenza con la necessità dell' "upgrade".
Io invece riverso questa innata spinta al miglioramento SU TUTTO ma soprattutto per un motivo sicuramente psicologico che mi sfugge e che ha sicuramente dell'irrisolto.

Perchè tutti questi pensieri?
Oggi sono tornato dal lavoro a casa e avevo un'ora di tempo per elaborare la coreografia, ma essendo stata la giornata "cataclismica", anche se molto appagante per il tipo di lavoro e l'aiuto che ho dato ai miei pazienti, non ce la facevo a mettermi a zompettare in salone, quindi mi sono appoggiato sul letto a elaborare a mente la cosa.
Per chi mi conosce bene sà che non ho difficoltà a mettermi a fare una coreografia mentalmente nei luoghi più impensabili, ma oggi mi sono letteralmente addormentato.

Mi risveglio a quasi 10 minuti dall'ora in cui sarei dovuto uscire di casa per andare in palestra (24km da casa), preso dall'angoscia e lo stordimento ho abbozzato qualcosina al volo, ma il traffico e il ritardo non mi hanno dato modo di rivederlo prima della lezione.
Bhè la lezione l''ho fatta e dignitosamente, ma era palese che avevo improvvise perdite di memoria e che l'improvvisazione stasera non era "accettabile".
E sebbene la volta prima fosse stata veramente qualitativamente eccellente sia per il tipo di lezione fatta che per i riscontri ottenuti, stasera il mio cervello ha iniziato a pensare che probabilmente la colpa era mia perchè non sono un bravo istruttore, che forse non sono adatto. Poi colto da un lume di razionalità riconsiderando la giornata e il periodo stressante che sto vivendo mi sono parzialmente assolto e mi sono detto:
Ma perchè stò facendo tutto questo?
Perchè corro dalla mattina alla sera, riempendo ogni mio spazio libero e allo stesso tempo richiedendomi IL MASSIMO risultato qualitativo?


E' chiaro che il problema non è tanto la quantità di impegni (forse in questo momento umorale si), e nemmeno la qualità che è ovvio che è buona e che non sarebbe comunque contestabile seppure discreta, ma il problema sono IO e come vivo il tutto, ed è buffo perchè io dò, o almeno penso di farlo, sempre buoni consigli agli altri sul come vivere con filosofia nel modo migliore.

Mi stò perdendo perchè pretendo "patologicamente" troppo da me stesso. Ma perchè?
La risposta me l'ha data mia madre dalla quale ho ereditato gran parte del carattere:

Io non ho pietà di me stesso.

Ale!

11 commenti:

PD ha detto...

Ognuno ha la sua natura. Se da un lato il tuo carattere è uno sprono continuo al miglioramento, il lato negativo è che sacrifichi la serenità. La cosa più importante è imparare a volersi bene, cosa che per chi ha la tua natura (io per certi versi ti assomiglio) non è facile. Il cammino non sarà facile. Per fortuna hai persone accanto che ti amano e ti possono aiutare. Un abbraccio,
PD

Simone86 ha detto...

Tesoro mio... ti capisco su molti dei tuoi punti. io pure praticamente vivo dentro quel posto che è il mio lavoro perchè ogni giorno ci sono 2000 cazzi da risolvere, da sistemare, casi da risolvere, analizzare ecc... e finisco per attaccare il giorno per dire alle 11 e andarmene alle 23... Perchè? perchè in quel che facciamo ci mettiamo passione e la passione è la prima cosa che bisogna avere e se non c'è quella è inutile proseguire...

Ma nonostante la passione, i rodimenti di culo ci sono sempre per un motivo o per l'altro, e ci sono periodi che non ce la facciamo + a gestire tutto ed è assolutamente normale amore mio... sia a livello psicologico che a livello fisico...

Non crucciarti per voler essere sempre la perfezione. non siamo perfetti, per quanto vogliamo esserlo. Fai quel che puoi, fai di + se lo senti, ma quando fai quell'extra step metti in conto che impatterà sulla tua "vita"...

Ultimamente la mia frase preferita sai qual'è? "Non c'ho + tempo manco de vive..." ed in parte è vero. passo praticamente la mia vita a lavoro, e per quanto mi piaccia devo dire che devo ancora stabilire per bene i miei ritmi... mi sembra di non riuscire + a far niente oltre il lavoro e non riesco nemmeno a pianificare per bene i miei "sogni/obiettivi"... tra virgolette sogni perchè finche non li metto in atto (il trasferimento a londra, la casa ecc) sono tali.

Devi allentare se non ce la fai. non devi dimostrare a nessuno che puoi fare di +. Fai quello che il tuo fisico e il cervello riescono a fare e non di +... alla fine amore mio dovremmo lavorare per vivere e non vivere per lavorare... :)

un abbraccio gransiddimo tesoro mio. spero di rivedervi presto...

Si3Ge ha detto...

Concordo con Simone su tutta la linea. In fondo per alcuni tratti vi somigliate (e mo' parte il "nooo, che dici?!").
Più che assenza di pietà per se stessi io la chiamerei insicurezza, calo di autostima, malessere... No, per una volta non invoco malattie psicologiche e non, perché sei chiaramente sano come un pesce, ed in genere ti sfotto quando lo dico.
Conosco bene questo stato perché anche io ci ho vissuto in passato, ed ogni tanto anche adesso...
La frase di Sim "si lavora per vivere" è fondamentale per ogni mia azione quotidiana e credo sia un motto da stamparsi in fronte.

PS. Se ti dai all'osteopatia ti abolisco dalla mia lista di persone capaci di intendere e di volere. Io da medico non rubo soldi alla gente con problemi psichici dandomi all'omeopatia ... e dovresti fare altrettanto con l'osteopatia... :-)

gigi er libraro ha detto...

sarà l'età avanzata, ma io ormai ho comincciato a relativizzare molti stress.
Per farti un esempio: hai visto cos'è successo in Giappone e in tutto il pacifico?
Lo tzunami ha generato tantissime onde anomale, certamente molto meno devastanti di quelle che hanno sventrato il Giappone, in tutte le coste che si affacciano sull’Oceano Pacifico. Per cui, d’improvviso, il più grande oceano del pianeta è diventato, nella nostra percezione, una specie di pozzanghera dalla quale i quattro continenti che ci si affacciano devono temere guai. E grossi.
Insomma, ci tocca vivere su un puntolino blu e bianco e se il blu s’incazza, sommerge tutto.
Fa bene ricordarcelo, quando ci sentiremo sopraffatti dai nostri stress quotidiani, non credi? Per dirla alla coatta, "scialla, regà!"

Alessandro! ha detto...

i miei saggi amici :) vi voglio bene

Francesco ha detto...

Io credo che si tratti semplicemente di trovare un equilibrio, come in ogni cosa!
In questo caso si tratta di trovare l'armonia tra due forze contrapposte che sono da una parte la voglia di fare tante cose e di farle bene, il desiderio di diventare persone sempre più di valore (e menomale che abbiamo questa spinta!), e dall'altra parte il fare i conti con lo stress derivante da questo comportamento affannoso che ci spinge a non accontentarci mai e a desiderare sempre di più.
Dobbiamo renderci conto che siamo esseri umani ed in quanto tali abbiamo tempo ed energie limitati!

Comunque sei un ragazzo già di valore... anche se non so quanto questa affermazione ti farà effetto visto il tuo spirito incontentabile ;)
E sono sicuro che col tempo questo tuo disagio tenderà a migliorare, d'altronde ne sei consapevole e questo è un primo grande passo :)

Anonimo ha detto...

Io prima di fare un corso di inglese avanzato comincerei da uno di italiano base.

Alessandro! ha detto...

Fra sei mplto dolce grazie delle belle parlole.
anonimo per quello non c"é piu speranza!!!

Bert ha detto...

Credo di capirti quando parli della ricerca ossessiva di un miglioramento, ma non si può essere sempre al massimo. Personalmente sto imparando a fregarmene, o almeno a credere di poterci riuscire, non so se servirà a qualcosa e non sono in grado di darti dei consigli, ma di certo posso dirti che non serve a niente essere sempre così inflessibili con se stessi.

Secondo me quell'ora di sonno che non ti sei tolto valeva molto di più di una lezione perfetta.

Davide ha detto...

Non devo aggiungere nulla.... hanno già detto tutto qui sopra!
"Scialla regà" è un riassunto efficacissimo del mio pensiero. :)

Marco ha detto...

Leggo solo ora il post e dando un rapido sguardo ai commenti mi rendo conto che tanto è stato detto. Onestamente comprendo bene il tuo stato d'animo perché, quasi ogni giorno, lo vivo nella mia condizione di studente. Sono sempre stato abituato a primeggiare e questo non per chissà quali grandi capacità intellettive ma solo per l'impegno che ho sempre dedicato allo studio e alla preparazione. Sino al primo anno ero uno dei pochissimi perfettamente in regola e con voti molto alti. Poi, a causa di alcune dinamiche familiari non troppo felici, ho dovuto rallentare il ritmo, con conseguente ritardo nella preparazione degli esami. E' indubbiamente frustrante per uno che vuole fare la disciplina che ha scelto con passione, che ci crede e che, come ho detto, è abituato a dare il massimo e ottenere ottimi risultati, stare in un angolo e guardare tutti gli altri rispondere consapevoli di quello che stanno dicendo. Andare in reparto così come a lezione, diventa davvero un continuo misurarsi con gente che ne sa più di te e ti fa sentire inadatto, fuori luogo. Tante volte, ma proprio tante mi sono sentito svuotato, fino davvero a stare male. Poi mi sono chiesto: ma ne vale davvero la pena? A che pro lamentarsi e star male?
Io credo che la vita vada presa con più leggerezza. Attenzione non superficialità ma leggerezza. Bisogna dare il giusto peso a tutto quello che si fa senza esagerare e soprattutto senza castigarsi se qualcosa non è andato come previsto. Una cosa è volersi migliorare una cosa è uccidersi per farlo più in fretta o voler raggiungere una perfezione che non esiste. Anche io vorrei fare 30 vasche di piscina come quello che sta nella corsia accanto alla mia. Ma se alla 10 mi viene la tachicardia e rischio di rimanerci secco mi fermo e mi rendo conto che quelle 10 pur nel mio piccolo sono un gran traguardo (esempio banalissimo ma io adoro nuotare e per cm sono anche in quello vorrei primeggiare :P). E' vero ti sei addormentato, hai improvvisato la coreografia, forse non sarà stata sta eccellenza ma cavoli Alè ci sei comunque riuscito! Altri, dopo aver visto l'orario, avrebbero incominciato a girare in tondo per la stanza imprecando contro tutto e tutti con le mani tra i capelli presi da una crisi di panico compulsiva. Te invece hai contemporaneamente, guidato, immaginato la coreografia, imprecato e che altro vuoi di più?!?!!?
Alè io ribadisco il mio personalissimo pensiero: ragazzi come te che dimostrano grande passione, grande volontà, tanta voglia di fare sono una vera risorsa per tutti e sono destinati sempre a riuscire in tutto quello che fanno. A volte si va spediti come un treno ad alta velocità, altre volte è giusto rallentare e godersi un po' di più la vita e il panorama per poi riprendere la corsa arricchiti di tante esperienze. Io credo che questo significhi crescere. Un equilibrio tra scatti e pause. Puoi correre, correre, correre e arrivare al traguardo per primo. Poi arriva il secondo e ti dice che correndo si è fermato per riprendere un attimo fiato e ha potuto apprezzare una meravigliosa alba, poi arriva il terzo e ti dice che oltre all'alba lui ha visto anche un tramonto mozzafiato (l'ultimo è evidentemente quello che ad ogni passo ha perso di vista il suo obiettivo e si è lasciato distrarre da ogni minima cavolata). E te sei primo...ma non hai nulla da raccontare, sei primo ma sei povero di esperienze. Ti abbraccio forte Alè...