lunedì 29 agosto 2011

L'illuminazione di un giorno qualunque...




Il bello delle giornate come questa che appena trascorsa è che ti permettono di rallentare, fermarti, sederti e riflettere; riflettere sulla tua vita, sul come ti poni alle cose, agli eventi e alle persone che ti circondano.

Giorni così ti danno modo di essere un accurato giudice (non penalista) di quello che hai combinato nei mesi scorsi e ti danno soprattutto il tempo per riflettere su eventuali correzioni o cambi della rotta intrapresa.

Fortunatamente per voi non state leggendo l'Alessandro stressato incapace di gestire i suoi troppi impegni che implorava di allungare la gioranta di 24ore , ma un nuovo (perennemente in rinnovamento) Alessandro che impara a dire "no" a proposte anche allettanti, che cerca di farsi bastare il tempo che ha e soprattutto ne esige una parte da lasciare LIBERO.

La libertà è fondamentale, è il caposaldo del vostro agire ponderato e funzionale.
E' quella libertà che mi ha permesso di prendermi del tempo per poter discutere con mia sorella e attuare una comunicazione vera piena completa, che da tanto tempo rimandavo.
E' quella libertà che ti fa dialogare con tua madre senza inciampare nelle insidiose incomprensioni che in momenti di pressione e stress diventano la miccia della perfetta ANTI comunicazione.

Spesso ci si riempie la testa di scuse del tipo, ma io non ho tempo, ma io non ho modo ma io vorrei, ma io ho un carattere chiuso, ma io lavoro troppo, vorrei ma non posso ecc. ecc.. tutte scuse delle quali non siamo coscienti elaboratori ma poveri SCHIAVI.
E' banale dire che il tempo lo dobbiamo trovare e diversamente non potrebbe essere.

Andare a mille come facevo io poche settimane fa, è possibile ma NON deve essere la norma.
Va bene per raggiungere ogni tanto un traguardo a breve termine, ma già per quello medio diventa fuori luogo.
Semplicemente non si deve E NON SI DOVREBBE MAI PERMETTERE al sistema in cui viviamo di prendere il sopravvento su di noi e le nostre vite.
Nel momento in cui questo accade diventiamo improvvisamente ciechi, ce la inziamo a prendere con noi stessi, incapaci di stare dietro a tutto e di rendere ancora di piu'.
All'improvviso l'aria non ossigena più i nostri polmoni, ne iniziamo quindi a volere dell'altra anche se i polmoni ne sono saturi.
La soluzione non stà nel pretendere che il vostro apparato respiratorio faccia l'impossibile accogliendo più aria, ma stà nello spostarvi dalla cella senza finistre in cui vi siete rinchiusi al giardinetto ben arieggiato!

Diventiamo dei veri drogati insoddisfatti della propria dose.
Vogliamo rendere di piu' ed essere piu' degli altri. MA PERCHE?

Perche questo recondito desiderio di scalare, di raggiungere alte vette, di prevalere o semplicemente di essere migliori?
La mia risposta è stata la seguente: l'obiettivo ambizioso oltre a distrarci dalle paure o dal nostro incoscio riempendo cosi il nostro quotidiano, serve per dare un senso alla nostra esistenza, per sentirci importanti e ricordati o comunque illuderci di essere stati "indispensabili" per qualcuno.

La scalata ha senso quando questa ha un obiettivo ben preciso ma soprattutto quando è conseguenza di una PROFONDA PASSIONE per quel che si fa.
Quando la si compie invece per compensazione di una nostra incertezza o un nostro vuoto esistenziale, bhè quello è il momento dell'implosione.

Lo dico con assoluta convinzione perchè il secondo caso l'ho vissuto in prima persona.
Mi lamentavo della frenesia ma ne ero io il promotore permettendola.
Mi riempivo la giornata di impegni, di lezioni, e di attività per dire a me stesso che ero bravo, che io valevo, che io potevo eccellere in tutto e la verità che solo ora capisco è che per quanto ero bravo nel fare quel che facevo non eccellevo mai, e ne potevo permettermelo facendo due lavori diversi simultaneamente.
Ho perseverato perchè non lo accettavo, io dovevo poter fare tutto e farlo al massimo, perchè alcuni riuscivano, e perchè io non potevo essere da meno.
Questo fino alle ferie dopo le quali mi sono detto "Perchè?... Ora basta! "

Questa innata competizione con gli altri ma soprattutto con me stesso e con i miei stessi limiti è figlia della mia insicurezza e insieme sono mamma e nonna della mia attitudine alla "scalata".

Tra quel "perchè?" e quel "ora basta" ho messo dei puntini, raffiguranti la seguente presa di coscienza.

" la verità Alessandro è che per quanto tu splenda avrai sempre dei difetti e potrai sempre migliorare; esisteranno sempre delle persone più brave che sapranno fare le cose in modo più efficiente; per quanto le persone ti "acclamino" e ti "stimino" non sei indispensabile e qualcuno potrebbe sempre prendere il tuo posto (ragionando in termini professionali eh.... quelli amorosi NUN SE NE PARLA PROPRIO). "

Questo pensiero è giunto come una profonda illuminazione.
Voi che mi leggete forse penserete che questo pensiero predisponga ad uno stato di disillusione o di appiattimento motivazionale MENTRE per me è stato tutto l'opposto... in un certo senso MI HA LIBERATO... mi stà tutt'ora liberando dalla schiavitù che il sistema (scusa) IO IN VERITA..... mi imponevo.

Questa libertà che sento di aver appena annusato e spero di continuare a gustare, mi ha ricordato che potrei fare tante diverse esperienze, sicuramente tornare a studiare, potrei seguire nuovi hobby, potrei tornare a fare hip hop, iscrivermi finalmente ad un corso di canto, osare a fare teatro, oppure iniziare a pensare se sia fattibile in futuro un'esperienza fuori da questa nazione (a tempo determinato).

Io non mi sento un messia, non ho pretese che le mie parole abbiano risvolti attuabili nelle vostre vite, ma volevo sicuarmente rendervi partecipi di un'esperienza esistenziale di estremo valore per me... se poi da essa se ne può trarre in qualche modo giovamento per voi.. ben venga.

... sia se voi lavoriate, studiate o facciate entrambi o siate mantenuti, se la vostra vita vi calza stretta credetemi, c'è sempre un modo per rimodularla affinchè vi vada a genio e permetta l'espressione del vostro potenziale.
Non vi ingabbiate nelle vostre vite, siatene registi ... A TUTTI I COSTI... perchè non c'è laurea, soddisfazione professionale o stipendio che possano tenere il confronto con una persona serena e felice che della vita ha fatto quello che voleva.
Non rinunciate e non rimandate, almeno non a tempi piu lunghi di un anno.
Non accettate che lo stress, sia la norma.

Se è vero che siamo ciò che viviamo, cioè un'integrità psicofisica, frutto dell'interazione di un prodotto genetico con le aggressioni quotidiane, (che invecchia e deteriora per giunta) è pur vero che il nostro modo di essere ci permette di RIMODULARE E RICALIBRARE ciò che viviamo attribuendo ad esso una diversa valenza, affinchè esso non ci distrugga ma anzi ci rechi prevalentemente appagamento.


Io ve lo dico... ma solo ora inzio a farne tesoro!

Ale!

6 commenti:

Marco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco ha detto...

Ps. Sono dislessico, non faccio che correggere bozze da ore ormai.

Rimando il commento:
In questi giorni un po' così è stata dura arrivare alle fine di questo lungo post...Però ne è valsa la pena.
Perchè?! Perché questo "nuovo" Ale, questo Ale più sereno, deciso, meno stressato e chi più ne ha più ne metta, mi piace tanto.
Sono felice che finalmente tu abbia trovato il giusto modo per uscire da una situazione complicata. Era ciò in cui speravo, era ciò che volevo leggere! :)
Per cui non posso che mandarti un forte abbraccio e farti il mio più grande in bocca al lupo per l'inizio di un nuovo "percorso di vita" sicuramente pieno di belle sorprese.
Ciau beddu!

rainbowboy ha detto...

grazie per aver condiviso questo giustissimo insight..

gigi er libraro ha detto...

ma stai diventando uno stoico alla Seneca, nì?
sto discorso somiglia molto a questa citazione.. chissà se ti ci ritrovi!
http://www.ozioforli.it/ozio.asp

dario ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
dario ha detto...

Ale....questo è il post più bello che abbia letto in tanti anni che ti seguo.
Direi che è un Alessandro che sta diventando "uomo vero", che si rende conto che la vita non è solo primeggiare, ma anche viverla serenamente senza l'assillo di: azz sono in ritardo etc etc.
Mi piace soprattutto il riferimento che fai alla tua famiglia. O io sono stato/sono del tutto insignificante o sono stato/sono uno a cui "l'angelo che mi ha abbandonato" ha insegnato l'umiltà.
Ecco l'Ale umile nel pensare, nell'agire, nel vivere.
Grazie di ciò che hai scritto. Un abbraccio da Manu (abbandonato al suo destino) ora Dario :-°