Visualizzazione post con etichetta Citazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Citazioni. Mostra tutti i post

mercoledì 9 giugno 2010

Violenza sessuale "lieve" ai minori

Si erano inventati un emendamento proprio carino.

Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l’emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori.

Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l’abolizione dell’obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di “minore entità”.

Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale “di lieve entità” nei confronti di un bambino.

Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c’è stato il fuggi-fuggi, il “ma non lo sapevo”, il “non avevo capito”, il “non pensavo che fosse proprio così” uniti all’inevitabile berlusconiano “ci avete frainteso”.

Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell’emendamento 1707.

Annotateli bene:


sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).

Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il “carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico” (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina);

il sen. Berselli è colui che ha dichiarato “di essere stato iniziato al sesso da una prostituta” (e da qui si capisce molto…);

il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari “emendamenti per impedire i matrimoni misti”;

mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che “i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone” (citazione di una frase di Mussolini).


Continuate a votarli

Lolò

martedì 1 giugno 2010

Il boccone del Prete - Cronache Laiche

Tempo di Dichiarazione dei redditi e Milena Gabanelli ha scelto domenica sera per Report (Il boccone del prete, RAI3, 21.00) un argomento che riguarda tutti i contribuenti italiani: la scelta se versare o meno l’otto per mille dell’IRPEF alla Chiesa cattolica, a vent’anni dall’introduzione dell’opzione. Ma il programma toccava campi solitamente ignorati dalle inchieste giornalistiche, in un’analisi accurata e documentata sui tre (!) bilanci del Vaticano: quello della Santa Sede, quello dello Stato Vaticano, quello dell’obolo di San Pietro (le offerte che giungono al Papa da tutto il mondo). E non sono certo mancate le sorprese.

Qualche perla. Per esempio il dato per cui l’incasso della Chiesa per l’otto per mille è passato dai 210 milioni di euro del 1990 al miliardo e nove milioni del 2009. O il risparmio derivante dall´esenzione dall´Ici per i beni immobili usati non esclusivamente per fini commerciali (basta celebrarvi una messa ogni tanto…): la città di Roma perde in questo modo ogni anno 60 milioni mentre lo Stato non ne incassa 400-600. Date un’occhiata al patrimonio immobiliare di Propaganda Fide, una delle società immobiliari del Papa, beni per 8 miliardi gestiti per anni dal Cardinale Sepe; indovinate chi era nel 2001 tra i consiglieri della pia società: Angelo Balducci, coinvolto in seguito nelle inchieste sul “sistema” Anemone. Per tacere degli incassi attraverso finanziamenti statali diretti sotto le più diverse voci per sanità e scuole private.

La Chiesa usufruisce inoltre di esenzioni erariali sulle donazioni, paga il 50% delle imposte con gli enti ecclesiastici (tra Ires e Irap siamo a 500 milioni di risparmi l´anno) e incassa circa 250 milioni di contributi statali per l´organizzazione di grandi eventi, ormai divenuti il cavallo di Troia per speculazioni di ogni genere, come recentemente emerso.

Ma le informazioni più inquietanti Report le ha fornite a proposito (do you remember Marcinkus?) dello IOR, l’Istituto Opere Religiose, la banca del Vaticano. La Procura di Roma sospetta che soggetti «valutariamente residenti in Italia abbiano usato l’Istituto come schermo per transazioni che nascondevano reati di truffa, evasione fiscale e riciclaggio». Sul conto aperto presso una filiale della Banca di Roma a due passi da Piazza S.Pietro sono in effetti passati imponenti giri di assegni e bonifici (nel 2007 con saldi mensili tra 32 e 80 milioni) spesso anonimi.

L´ispezione interna, conseguente a quella che un ex dirigente di Banca di Roma ha definito «una situazione irrituale», è rimasta – naturalmente – ferma per due anni. E rapporti simili con lo IOR hanno intrattenuto anche Bnl, Credito Artigiano, Banca del Fucino e Intesa San Paolo, oggi “consigliati” da Bankitalia a rivedere le proprie pratiche: l’Istituto vaticano non è mai stato considerato una finanziaria offshore eppure non rispetta le leggi internazionali antiriciclaggio, tanto da costringere Unicredit, dal dicembre 2009, a considerarla come una banca estera, per stringere i controlli.

“Opere di religione e carità” circoscrive lo statuto dello IOR indicando le attività cui i fondi della banca andrebbero destinati. Come nell’operazione di soli due mesi fa in cui sono stati impegnati 100 milioni di euro nel bond emesso dalla Cassa di Risparmio di Genova?

Ma – chiudendo il cerchio – che fine fa l’otto per mille? Ebbene solo il 20% del cospicuo gruzzolo, secondo i calcoli di Attilio Nicora, Cardinale presidente dell´amministrazione della Santa sede, viene usato per iniziative di beneficenza o carità. Il 35% va al sostentamento del clero e il 45% a esigenze di culto. 7 milioni in tutto per i terremotati di L´Aquila e Haiti e 9 milioni (dato del 2009) in spot per promuovere l´8 per mille: pubblicità ingannevole, si direbbe…

Lolò

venerdì 15 gennaio 2010

Sul terremoto ad Haiti


Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vita nell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire.

Scossa di coscienza, Massimo Gramellini

Lolò

lunedì 15 giugno 2009

Citazioni: Claudio Magris sulla Laicità

Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l’opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato.

La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista. (…)

Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico.

- Claudio Magris, sul Corriere della Sera, 20/01/2008, da leggere tutto qui

Lolò

giovedì 29 gennaio 2009

Citazioni - L’autodissoluzione di Santa Romana Chiesa

Mi capita spesso di leggere, qui e lì, frasi e pensieri che condivido, e che vorrei condividere con voi; le raggrupperò sotto il nome di "Citazioni", riportandone l'autore; oggi mi ha colpito questa:

"Da agnostico - a cui l’istituzione della Chiesa cattolica romana sta pure un po’ sulle palle - io mi diverto parecchio a seguire l’involuzione di questo pontificato che ha sbagliato secolo, dei suoi continui divieti sessuomani, dei vescovi psicopatici riarruolati, dei sacerdoti leghisti per cui le camere a gas erano solo un’alternativa al Vim liquido, della copertura ipocrita ai prelati pedofili e così via.

Poi però mi vengono in mente anche i preti che stanno nelle parrocchie di Rozzano a lottare contro gli spacciatori, o quelli in Congo che regalano istruzione ai ragazzini e profilattici ai sieropositivi, e penso a come si devono sentire vedendo il capo della loro Chiesa che marcia verso l’autodissoluzione, e allora smetto in fretta di ghignare."

Gilioli


Lolò