L'insicurezza, condizione emotiva di cui tutti hanno fatto esperienza almeno ONCE IN A LIFETIME, ho capito essere il substrato fondamentale di comportamenti spesso diametralmente opposti, considerazioni queste ultime fatte dopo esperienze dirette con la mia persona, con il mio ragazzo, con i miei collaboratori di lavoro, con i miei allievi, con i miei amici.
L'insicurezza di per sè non è una condizione deleteria, in piccole e giuste dosi ci permette di discuterci e cercare di operare la giusta decisione, tuttavia quando persiste nella maggior parte degli ambiti del nostro vissuto, a quel punto diventa una condizione psicologica potenzialmente dannosa e patologica.
Sono abbastanza sicuro nell'affermare che sulla terra NON esiste una persona TOTALMENTE sicura di sè e del suo operato, per fortuna.
Ho riscontrato insicurezza in varie forme, ed essendo molto sensibile all'argomento ho sempre cercato di esaminarle con scrupolo cercando di capire quando questa sconfinava nel patologico.
In tal analisi ho cercato di definirne dei profili contraddistiguenti le varie espressioni:
1) L'INSICURO PER ANTONOMASIA: classica persona vagamente balbuziente, incerta nell'esternare un concetto, tono di voce vibrante e incostante, sguardo basso o mai fisso sull'interlocutore, scarsamente intraprendente, perennemente relativo e scevro da qualsiasi ideologia e certezza. Si accoda, non propone, non decide, accetta.
2) L'INSICURO ASSOLUTISTA: per ogni cosa, per ogni argomento, per ogni concetto, per ogni ambito di disquisizione, questa forma di insicurezza porta l'individuo a prendere posizione con nettezza, assolutismo e indiscutibilità. L'incursione del minimo accenno di incertezza circa le posizioni intraprese, portano l'insicuro ad alzare il tono della voce, annoverare giustificazioni razionalmente irrazionali che cancellino la discussione o la rendano impossibile. L'assolutista ha bisogno di coordinare e dominare gli impegni, le dinamiche di gruppo e le discussioni per potersi mettere nella posizione in cui ha la certezza di ricevere conferme, gratificazioni e non critiche. Abbandona e SI NEGA COMPLETAMENTE in tutti quegli eventi, condizioni, o situazioni in cui la sua certezza di prevalere, riuscire e denotare abilità viene meno.
3) L'INSICURO FINTAMENTE RAZIONALE: Forma per certi versi sconfinante con la precedente. E' aperto alla discussione, parla, ti sente, ma non accettando di essere in errore, organizza con abilità una serie di architetture retoriche per poterti giustificare e interlacciare argomentazioni o posizioni nettamente contrastanti facendotele passare per giuste autoconfermando a se stesso l'indiscutibilità della propria posizione.
Se ammette che la propria persona possa essere incappata in errore, la persona con cui ha stabilito la relativa interazione sociale ha più colpe per avercelo portato.
Non contempla mai il proprio fallimento, dipende dal proprio essere nel giusto e non resterà MAI in una condizione di indefinitezza o incertezza, spesso condizioni PROPEDEUTICHE per il giusto e produttivo cambiamento. Questa è la classica persona che si butta avanti, rinnegando il proprio passato con artifizi abilmente falsamente raziocinanti, pur di non ammettere di essere incappato in una fisiologica e umana condizione di INCERTEZZA. Tuttavia rimane fintamente razionale, e questa è la sua grande abilità, dopo essersi mosso si mette alla ricerca matta e disperatissima di un filo conduttore che leghi sapientemente in nome della coerenza elementi follemente distanti; usa e si ripete le argomentazioni prodotte fino al completo autoconvincimento.
Probabilmente il lettore che più si avvicina a questo profilo, a queste ultime parole starà già pensando alla strategia per poterle discutere e annullare. Con coerenza.
4) L'INSICURO PRAGMATICO: Sà di non avere la certezza, sà di vacillare, sà di non sapere, proprio per questo ricorre disperatamente e intensamente agli unici strumenti che gli permettono di interpretare la vita e tutti i suoi fronzoli nella maniera più empirica e con margine d'errore il più ridotto all'osso possibile.
In ogni sfida che comporta l'assunzione di una posizione, o un'idea o l'intrapresa di una scelta, viene operata un'attenta accuratissima a volte stancante analisi matematica/meccanica delle variabili in gioco e dopo un calcolo di tutte le probabilità, la convenienza e la conseguenza delle varie scelte operabili, finalmente viene al dunque.
Fino ad ora questa è la forma più sensata e decisamente più sopportabile ma bisogna anche definirne gli aspetti negativi. Se è vero che l'insicurezza dona al pragmatico le modalità per operare la scelta migliore, quest'ultimo trova faticoso se non impossibile vivere tutte quelle situazioni che richiedono adattabilità, istinto, improvvisazione e rapida interazione e sebbene fino al momento prima della scelta siano incerti, nell'attimo subito seguente ad essa, DIVENGONO CERTI ASSOLUTI E INCONTESTABILI.
5) L'INSICURO ISTINTIVO: Sà di non eccellere in qualcosa, sà che c'è qualcosa che gli sfugge, tuttavia lo mette da parte e compensa buttandosi in mille attività, sempre diverse, sempre nuove, sempre completamente assorbenti. Ha bisogno di distrarsi da ciò che non controlla bene o affatto, lo omette, tuttavia nei momenti di riflessività lo ammette ed elabora nuove strategie per compensare.
Se si ferma a pensare e ad usare un decimo del pragmatismo del profilo di prima riesce a creare il connubio perfetto tra istinto e ragione che gli permetta il raggiungimento dell'eccellenza, ma il più delle volte l'istinto e l'iperattività di difesa (misto a pigrizia) gli impediscono di fare questo passo.
Se si ferma troppo si rende conto che in nessuna delle attività eccelle veramente al cento per cento, ma se tiene i ritmi alti gli rimane solo quel poco tempo per autogratificarsi dicendo che nonostante le sue mille diverse attività riesce a rendere e a portare i frutti a casa senza alcuna spiegazione ma solo grazie al suo istinto e al suo vivere tutto da autodidatta. Odia le lunghe spiegazioni, odia le attente analisi, odia l'indecisione, ha bisogno di proiettarsi sempre avanti, ma non lo fa disperatamente come il "fintamente razionale", non rinnega il passato e trova continuità e coerenza nei suoi passi, non gliela rilega a forza.
E' attratto e ha bisogno di integrarsi all'insicuro pragmatico :)
Ora lungi da me dal fare psicologia spicciola, di certo non è una disciplina in cui "eccello", tuttavia dopo le varie letture e le esperienze fatte questi ultimi giorni mi sono sentito ispirato nel buttar giù questi profili, che non vogliono essere la verità, o modelli indiscutibili.
Penso anche di aver altri profili da buttare giù, tuttavia ognuno è possibile che si ritrovi anche in più di uno di questi; in fondo siamo così affascinantemente diversi ed eterogenei :)
Io posso dirvi che uno di questi profili è decisamente il mio e un altro penso senza presunzione che sia quello di Lolò.
Non mi spaventa ammettere di essere insicuro, perchè penso che questo sia il primo passo per contenere questa condizione emotiva, limitandola alla sua fisiologica e necessaria funzione. Avere paura di ammettere un proprio difetto denota di per sè un grado eccessivo d'insicurezza.
Mi piacerebbe sapere in quale profilo vi rivedete di più, e conoscerne dei nuovi.
Blogalquadrato cresce e anche la profondità delle discussioni :P
GLI AGGIUNTI DA VOI:
INSICURO ANALISTA A CASACCIO: la base è quella dell'insicuro pragmatico, ma la pigrizia proverbiale di questo individuo, gli fa concludere le sue lunghissime analisi un attimo prima del raggiungimento della soluzione; a quel punto entrano in gioco l'insicuro istintivo (prende e si butta) o l'insicuro per antonomasia (si blocca). I risultati finali possono essere svariati, ovviamente di solito sono i peggiori immaginabili.
Due sole cose salvano in extremis l'insicuro analista a casaccio: un leggero esaurimento e la logorrea; grazie a loro riesce a trovare delle giustificazioni (a volte anche sensate) alle proprie azioni, ovviamente non riesce quasi mai a convincersi di aver fatto la scelta giusta.
Ale!
