Ma quanto so carucci!?
La prima volta che andai a monte Caprino, accanto al campidoglio, parchetto frequentato da gay, avevo 16anni.
Quella fu una giornata piena di novità per me; incontrai un ragazzo con cui chattavo su internet, incontro rivelatosi un vero fiasco. Con lui mi recai a questo parchetto, dove dovetti mettere alla prova la mia timidezza nei confronti di un intero gruppo di 16enni omosessuali, pronti a sparlare e accoltellarti con la lingua al minimo difetto.
Mentre si faceva il giretto del parco, l'equivalente della nota "vasca" davanti al coming out, locale gay romano per chi non lo sa, decine di ragazzi si abbracciavano, baciavano, slinguazzavano e
d io, nonostante fossi assolutamente gay, rimanevo quasi sconvolto da tutto ciò.
Mi faceva, strano, per un pelo non mi sentivo a disagio.
La società e il modello tradizionale mi era stato cosi pesantemente imposto, che anche i miei occhi guardavano con troppo stupore quei ragazzi che si amavano o non.
Un annetto abbondante dopo conobbi il mio gioiellino Lolò. Nonostante nel mentre avessi-avessimo praticato tanta peccaminosissima sodomia, mentre ci salutavano alla porta di casa sua, lo specchio rifletteva un'immagine incomprensibilmente strana. Se lo baciavo ad occhi chiusi e o aparti puntati su di lui era tutto ok; vedere invece allo specchio i nostri riflessi baciarci ci faceva di uno strano infinito.
Dove voglio arrivare?!
Fin quando l'occhio popolare non si abitua alla nostra NORMALE esistenza, saremo considerati diversi. Fin quando la gente non entra in contatto con la nostra realtà noi saremo diversi.
Fin quando noi ci limiteremo, nasconderemo, "normalizzeremo" saremo paradossalmente i diversi.
Ale!
5 commenti:
esatto,è la cosa che penso anche io.la colpa è anche nostra che ci nascondiamo...
Quello che dici è giustissimo, ma non penso che palesando al mondo la nostra omosessualità qualcosa cambierebbe. Bisogna prima agire sulla massa e fargli capire che se siamo persone esattamente come loro, e che proprio per questo devono accettarci. Insomma, togliere lo stereotipo del gay come "anormale" e renderla una cosa da tutti i giorni.
Dici bene...ma è una parola. Per me è difficilissimo. dammi del codardo o quel che ti pare...ma lo sguardo della gente mi da abbastazna fastidio. Adesso ho iniziato a chiamerlo amore per strada...ma girare e baciarlo ancora non me la sento prorpio.
Un primo passo verso la sensibilizzazione, secondo me, passa attraverso noi stessi e le persone vicine. Fin tanto che si vedono manifestazioni in TV o altro la "gente comune" rimane mediamente indifferente.
In passato ho provato a spiegare ai miei amici etero che non ero affatto un caso raro ma che, al contrario, di gay ne è pieno il mondo. Dicevo "scorri la tua rubrica telefonica: ogni dieci persone almeno una è gay". Credevano che li prendessi per il culo salvo poi dirmi "ma lo sai che avevi ragione?! Tizio è gay, non ci posso credere!".
Se i "nemico" è uno solo, lo attacchi e basta. Se i "nemici" sono un esercito, stipuli la pace.
...e poi il paradosso è quando poi ti dicono "fossi come te" e due secondi dopo li senti commentare "froci di merda" o.O
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